Altre opere:

Sanremo e dintorni

Da Nilla Pizzi a Valerio Scanu. Eventi, ambienti e situazioni, dentro e fuori alla celebre Rassegna sanremese (1951 - 2010).

Si dice che è meglio scrivere per se stessi e non avere pubblico, piuttosto che scrivere per il pubblico e non avere se stessi.  Ecco perché non ho mai ambito (non fosse altro che per i miei limiti) ad avere successo editoriale: mi diverte di più raccontare in piena libertà e sfruttare la pazienza di amici e parenti che abbiano voglia di leggermi. Questo racconto ha nel suo centro le vicende relative al Festival di Sanremo, divise in tre capitoli. Nel primo (1951 - 1972) nonostante non manchino riferimenti a realtà esteriori alla Rassegna, le notizie e le informazioni relative al Festival sono assolutamente prevalenti; e ciò perché quel periodo è stato, in assoluto, il migliore di tutta la storia della manifestazione. Nel secondo capitolo invece, dedicato alla crisi della Rassegna (1973-1980) il Festival arretra sullo sfondo, per lasciare posto alle altre vicende del periodo. Infine nel terzo ed ultimo (1981-2010) i due aspetti del racconto trovano un punto di equilibrio, in virtù della capacità della Rassegna sanremese di recuperare un suo posto di riguardo, ma in un contesto ormai del tutto diverso da quello in cui era nata e cresciuta. Nel libro vi sono (oltre ad inevitabili errori ed inesattezze di cui mi scuso) dati statistici, ma non molti; citate parecchie canzoni, ma non tutte; esistono a riguardo altre pubblicazioni migliori delle mie, dove potrete trovare tutto ciò. Il mio intento è raccontare uno spettacolo ed un’atmosfera che dura da sessant’anni e soprattutto esprimere, se non un atto di amore, indubbiamente una simpatia nei confronti di questa assurda, ma fantastica e talvolta incomprensibile manifestazione.

Copertina

Sanremo e dintorni

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La Commedia Nova

Poema fantastico in due libri

 

Nel mezzo del cammin di nostra vita,

mi ritrovai, di fronte a una tastiera,

che fu dall'Ibiemme costruita...

E’ necessario ricordare, lapalissianamente, nell’introduzione di un’opera intitolata La Commedia Nova, che l’utilizzo di parte del titolo della Divina non consente alcun confronto tra quest’ultima e la manciata di versi qui proposti al lettore, essendo il baratro che divide le due opere non abissale bensì incommensurabile. Però è altrettanto vero che Dante Alighieri non ha acquistato i diritti sul titolo della sua opera che peraltro sarebbero già scaduti. Mi sarebbe piaciuto chiamare il mio piccolo lavoro La Commedia Umana, ma se l’avessi fatto avrei peggiorato la situazione. Ecco allora La Commedia Nova che, come la Nuova 500, il Novissimo Ghiotti, dovrà confrontarsi, in un ambito assai più ristretto, con le ingiurie del tempo e con la benevolenza dei lettori. Vi devo dire che mi sono divertito molto (anzi moltissimo) a scrivere un racconto fantastico in due libri usando la formula delle terzine di endecasillabi a rima incatenata; proprio quelle di cui si è servito Dante che mi ha aiutato a capire come si possono descrivere personaggi, paesaggi ed emozioni e soprattutto come si può conferire una struttura ad un’opera poetica quale è la mia.


La Commedia Nova

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I Plantageneti e i Tudor (1312 - 1603)

L’avvento della Dinastia dei Tudor rappresenta uno snodo fondamentale per la Storia inglese poiché con essa si chiude un periodo pluridecennale di lotte e scontri sanguinosi e, nel contempo, si annuncia l’Inghilterra moderna ed europea, quale sarà quella lasciata in eredità dall’ultimo dei suoi rappresentanti: la grande Elisabetta I. Per capire in che modo e per quali strade Enrico VII, capostipite dei Tudor regnanti, sia riuscito a fondare la sua dinastia occorre narrare eventi precedenti che vanno sotto il nome de “La Guerra delle Due Rose”...

I Plantageneti e i Tudor

 

 



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